La NASA ha diffuso nuove osservazioni della cometa 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare ad attraversare il Sistema Solare. Gli astronomi hanno identificato molecole organiche considerate alla base di alcuni processi biologici: metanolo, cianuro e metano.
Nel 2025 3I/ATLAS era finita al centro dell’attenzione proprio per la sua natura interstellare. Ora, grazie a nuove misure, è emerso che contiene composti organici che possono avere un ruolo “precursore” nella chimica che porta a molecole più complesse.
Il 19 dicembre la cometa ha raggiunto la massima vicinanza alla Terra, poi ha proseguito la sua traiettoria allontanandosi dal Sole, senza possibilità di ritorno. In quella fase diversi strumenti hanno sfruttato la finestra osservativa per studiarla.
Tra questi, la missione SPHEREx, l’osservatorio spaziale della NASA, che ha osservato 3I/ATLAS nella luce infrarossa. Quasi due mesi dopo, il team scientifico della missione ha pubblicato una nota di ricerca con i risultati di quelle osservazioni.
Che cosa hanno trovato nella cometa 3I/ATLAS?
In precedenza, anche osservatori terrestri — come ALMA in Cile — avevano già rilevato alcune molecole organiche nella cometa interstellare. Con i dati di SPHEREx, la NASA ha confermato la presenza di metanolo, cianuro e metano.
Il punto è che non è chiaro perché queste molecole siano presenti. L’agenzia spaziale sottolinea che, sebbene sulla Terra tali composti organici siano collegati a processi biologici, possono anche formarsi attraverso meccanismi non biologici.
Non sono essenziali per la vita “come la conosciamo”, ma possono agire da composti precursori o prebiotici fondamentali nella formazione di amminoacidi e di molecole complesse.
La NASA riporta inoltre un forte aumento di luminosità osservato due mesi dopo il passaggio del corpo ghiacciato al punto di massima vicinanza al Sole, un fenomeno tipico delle comete, associato all’espulsione nello spazio di acqua, anidride carbonica e monossido di carbonio.
SPHEREx aveva osservato la cometa anche prima del suo massimo avvicinamento al Sole; nelle osservazioni successive al perielio l’ha trovata molto più attiva. Il riscaldamento dovuto alla stella ha infatti innescato la sublimazione del ghiaccio superficiale, cioè il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso.
Carey Lisse, scienziata del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (Maryland), ha spiegato che “ora osserviamo la gamma abituale di materiali del Sistema Solare primitivo, incluse molecole organiche, fuliggine e polvere di roccia, che in genere emettono le comete”.
Inoltre, 3I/ATLAS ha rilasciato una grande quantità di materiale “nuovo” durante questa osservazione, molto ricco di carbonio, che prima del passaggio vicino al Sole era rimasto intrappolato nel ghiaccio non ancora sublimato.
La NASA continuerà a monitorare la cometa finché sarà osservabile. Il 15 marzo passerà a circa 54 milioni di chilometri da Giove, a una distanza persino inferiore a quella avuta dalla Terra: un’altra finestra utile per osservarla in dettaglio con la sonda Juno, che orbita attorno al pianeta.
