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L’Arabia Saudita costruisce un fiume di 100 chilometri che nasce da un depuratore e crea nuovi ecosistemi

La gestione delle risorse idriche nelle zone aride è una delle sfide più grandi dell’ingegneria moderna, soprattutto dove mancano fiumi e laghi di acqua dolce. Riad, capitale dell’Arabia Saudita, ha una densità demografica che richiede una fornitura d’acqua costante per sostenere la città. I consumi giornalieri sono elevati e arrivano a circa 320 litri per persona. Questo uso produce un’enorme quantità di acque reflue che deve essere gestita in modo efficiente per evitare problemi sanitari e ambientali.

Un fiume artificiale che nasce dal trattamento delle acque reflue

La soluzione adottata è stata la creazione di un fiume artificiale che ha origine in un impianto di depurazione. Quasi due milioni di metri cubi d’acqua consumati ogni giorno dalla città devono infatti tornare all’ambiente dopo l’uso.

Non essendoci un mare o un lago vicino dove scaricare questi effluenti, le autorità hanno scelto di convogliare l’acqua trattata verso il deserto. Secondo quanto riportato dal portale specializzato Hidrojing, la “sorgente” di questo corso d’acqua è la stazione di depurazione delle acque reflue (EDAR) nel distretto di Manfouha.

Lo scarico continuo di acqua depurata genera una portata media di circa 20 metri cubi al secondo. Volume e spinta bastano per mantenere un flusso costante che attraversa un paesaggio arido e ne cambia in modo netto la geografia.

Il progetto non è recente: l’impianto ha iniziato a operare all’inizio degli anni ’80. All’epoca Riad contava circa un milione di abitanti e la portata era molto più bassa; con la crescita della capitale, il volume d’acqua trattata è aumentato e il fiume si è esteso sul territorio.

La nascita di ecosistemi inattesi e di nuova biodiversità

Lungo i 100 km del fiume artificiale, la presenza d’acqua ha favorito la comparsa di ecosistemi di grande valore ecologico in un’area prima dominata dal deserto. L’acqua permanente ha permesso lo sviluppo di fauna selvatica e ha attirato molte specie che hanno trovato in questo habitat artificiale una nuova casa.

Tra gli animali presenti spiccano pesci come i siluri e le tilapie, un segnale della capacità della vita acquatica di adattarsi a condizioni create dall’uomo. Il fiume è anche diventato una tappa importante per diverse specie di uccelli migratori, che contribuiscono all’espansione della biodiversità trasportando semi e favorendo la crescita della vegetazione lungo le rive.

L’eutrofizzazione ambientale dovuta ad acque depurate è spesso considerata un fenomeno negativo, ma in questo caso ha funzionato come motore di vita. Esiste persino una piccola diga a metà percorso, dove l’esplosione di vita naturale risulta ancora più evidente.

  • Pesci osservati: siluri e tilapie
  • Presenza di uccelli migratori che diffondono semi lungo le rive
  • Piccola diga a metà corso dove la biodiversità appare più concentrata

Uso agricolo e trasformazione del paesaggio grazie al fiume artificiale

Questo fiume artificiale ha portato anche benefici economici e sociali nell’area. L’acqua che scorre nel canale viene usata per l’irrigazione, permettendo la presenza di campi coltivati lungo le sponde.

Fare agricoltura nel deserto è difficile, ma qui diventa più praticabile grazie a una fonte d’acqua costante collegata al ciclo idrico integrato della capitale.

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Andrea Romano

Andrea Romano

Sono Andrea Romano, appassionato di storia, scienza e tecnologia. Da anni mi dedico alla divulgazione culturale perché amo raccontare fatti, scoperte e curiosità in modo chiaro, neutrale e sempre basato su fonti affidabili. Credo che comprendere il passato e la scienza ci aiuti a interpretare meglio il presente.